Pubblicato in: Il mondo visto da qui

Tutti che vogliono la stessa poltrona.

SAM_5894
Carmen Vurchio

C’è chi dice che il nostro Paese sia malato perchĂ© a infettarlo, dal 1994, è Berlusconi. Se fosse così, data l’etĂ  dell’ex cavaliere, dovremmo essere prossimi alla guarigione. In realtĂ , a mio avviso, in questa politica da mal di pancia, non c’è alcun leader desideroso di salvare l’Italia ma solo il suo ruolo di Capo, di questi tempi perennemente in bilico. GiĂ , perchĂ© a quanto pare, tutti vogliono comandare. E se non si riesce a soffiare la poltrona al leader di turno, allora si crea un nuovo partito e ci si autoproclama LEADER di se stessi.

Chiara la conclusione: il Paese sarà pur malato, ma sembra proprio che quelli da ricovero siano ai piani alti. 🙂

Pubblicato in: Il mondo visto da qui

Forse è meglio bendarsi, tapparsi il naso e…votare a caso.

io 10
Carmen Vurchio

Ho seguito il monologo di Silvio Berlusconi a Mattino5. Lui si è fermato al 1994. Ma l’Italia d’allora non esiste piĂą. Ai tempi era ossessionato dai comunisti. Oggi è ossessionato dai 5Stelle. Ai tempi era un leader e quello che mi lascia perplessa è che oggi lo sia ancora. Nessuno è stato in grado di sostituirlo o forse è stato lui a non voler essere sostituito. E così, chi crede ancora nel centrodestra, dovrĂ  smetterla di sperare in un “nuovo che avanza” ma puntare ancora una volta su  un “vecchio che non indietreggia mai”. Dall’altra parte non si respira certo un’aria piĂą leggera. A ognuno la sua croce. Certo, almeno il Pd ha Renzi, un leader giovane, che punta sui giovani, anche se ha rottamato a targhe alterne, lasciando in circolazione pezzi da museo. I rottamati invece sono sul piede di guerra e da tempo tentano invano di liberarsi di lui, che resiste proprio come Silvio. Barcollano ma non mollano. Quindi chi rimane, Di Maio? Anche lui ha la sua gatta da pelare, anzi forse ne ha due: Roma e Torino. Non proprio due carte vincenti. E per restare in tema, allora, chi vincerĂ ? Tra i tre litiganti, il quarto che gode è l’astensionismo, che ultimamente porta a casa quasi tutte le partite. Anche se non sarebbe, ovviamente, una vittoria ma una sconfitta per l’Italia intera. La speranza è che questa volta si dica in massa “no alla scheda bianca”. Certo la scelta sarĂ  ardua ma c’è sempre una soluzione a tutto: basta bendarsi, tapparsi il naso e…votare a caso.

Pubblicato in: Il mondo visto da qui

Ho nel cuore le lacrime dei familiari della tragedia Thyssen.

Carmen Vurchio (525)
Carmen Vurchio

Sono passati dieci anni dalla tragedia Thyssenkrupp, quando nella notte del 5 dicembre 2007, sette operai morirono nell’incendio dell’acciaieria, a Torino. Quel giorno ero di cronaca e ho documentato l’accaduto, insieme a tanti altri colleghi. Il solo ricordo, mi fa stare male. Nei giorni, mesi, anni successivi, ho continuato a occuparmi del caso, portando nel cuore le lacrime dei familiari. Anche se non lavoro piĂą in tv, voglio continuare a non spegnere i miei pur “umili riflettori” su questa ferita, che per i familiari delle vittime è ancora aperta.

Giustizia è stata fatta? Chiedetelo a chi oggi, come tutti i giorni da allora, è al cimitero a portare un fiore al suo caro, morto per il lavoro, morto sul lavoro, morto per uno stipendio da operaio, uscito di casa per non tornarci mai più.

E’ servito il sacrificio, seppur involontario, di Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi? Secondo il Presidente Mattarella in questi dieci anni sono stati fatti passi avanti sulla prevenzione degli incidenti sul lavoro, e non solo. Io credo che sia una frase fatta, una frase che non si può non pronunciare quando le istituzioni devono ricordare tragedie simili. In dieci anni, in realtà, il lavoro in Italia, e non solo la sicurezza sul lavoro, ha fatto un passo indietro, da tutti i punti di vista. Stipendi da fame, contratti scritti sulla carta igienica, lotta tra poveri per un posto precario. Questa è la mia fotografia della realtà lavorativa italiana, diversa da quella scattata dal Presidente e da chi come lui fa finta, a mio avviso, di non vedere. 

vittimeaddio