Pubblicato in: Il mondo visto da qui

Intervista alla Presidente Nazionale dell’ENPA, dott.ssa Carla Rocchi.

Antropologa, accademica italiana, animalista. E’ la seconda donna dopo Anna Winter ad essere a capo dell’ENPA, Ente Nazionale Protezione Animali.

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Carmen Vurchio con Giasone e Medea

Presidente Rocchi. L’Enpa è la più antica e grande associazione animalista italiana. Si batte per la tutela degli animali da compagnia presenti sul territorio o opera a più ampio raggio?

L’obiettivo principale è la tutela di tutti gli animali presenti in Italia, non solo quelli cosidetti di compagnia. Tengo a precisare comunque che l’Associazione non è insensibile alle segnalazioni e situazioni di crisi che ci arrivano da paesi vicini e meno vicini. A partire da quando, nel 2012, abbiamo riportato a casa dall’Afghanistan due pastori del Caucaso, Bruno e Chiara, adottati dai militari italiani della base di Bala Murghab,  dopo che hanno trascorso quattro anni in zona di guerra, vivendo a stretto contatto con i nostri militari. Erano le mascotte della base. In Italia hanno iniziato una nuova vita, felicemente adottati a Piacenza. La sintesi della loro  meravigliosa avventura è sul sito dell’Enpa. Storia straordinaria di un difficile recupero. Ci siamo poi impegnati nel salvataggio e nella adozione dei galgos, i bellissimi  levrieri spagnoli, con il nostro Progetto Spagna. E, al tempo stesso, abbiamo iniziato a collaborare con i Paesi dei Balcani – Bosnia, Serbia, Croazia, Albania e Macedonia – per contribuire ad adeguare le leggi di tutela degli animali e avviare le buone pratiche per le sterilizzazioni e le adozioni. Insomma: siamo partners di quei Paesi allo stesso modo in cui ci impegniamo nelle regioni meridionali italiane con un progetto che si chiama Rete Solidale ed ha le stesse finalità.

 

 

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Bruno e Chiara

Di cosa vive l’ENPA?

Se si riferisce al sostegno economico, posso dire che non abbiamo aiuti dallo Stato, di nessun tipo. Nessun sussidio pubblico. Ci sosteniamo con le sottoscrizioni e donazioni dei soci e con il 5 per mille. Con quello che le persone ci offrono, se reputano buono il nostro lavoro.

Quanto è sviluppato oggi, in Italia, l’amore per gli animali?

L’amore per gli animali è in grandissima crescita. Quello che invece è fermo al palo è il livello di coinvolgimento delle istituzioni. La politica del momento magico, quello agli inizi degli anni ‘90, quando furono fatte tutte le eccellenti leggi che abbiamo,  si è esaurita ed oggi la politica appare totalmente estraniata dalle tematiche animalistiche, preferendo inseguire gli interessi più bassi dei cacciatori, dei vivisettori, insomma di tutte quelle categorie che reputano l’animale un mezzo e mai un fine. Uno degli episodi eclatanti è quello dell’ultima soppressione dell’orsa Kj12 in Trentino. Fatto che la dice lunga: una creatura viene uccisa perché ha difeso i suoi cuccioli e chi ha ordinato di abbatterla non si vergogna minimamente di ciò che ha fatto, volendo far credere che fosse troppo pericolosa per gli uomini.  Per l’Enpa si è trattato di un vero e proprio delitto. Un crimine contro gli animali. Nessuno ha voluto pensare a soluzioni alternative. Tutto qui.

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E la gente come reagisce a simili fatti? Cosa chiede?

Per fortuna l’opinione pubblica ci chiede di esserci, di andare in giudizio contro le persone, di intervenire sul territorio, parlare con i parlamentari italiani ed europei. L’opinione pubblica si fida di noi. Perchè noi facciamo un grande lavoro e facciamo veramente tutto quello che è possibile. In questi ultimi anni è stato sviluppato in particolare il lavoro giudiziario che consiste nel costituirci in giudizio in tutte le cause che riguardano reati in danno agli  animali. Ci preoccupiamo. Portiamo nel giudizio la nostra competenza, in modo che si possa valutare nella maniera più corretta e punire chi si è reso colpevole di reati contro gli animali. Non ci tiriamo mai indietro.

Presidente Rocchi, sono tanti gli animali maltrattati o abbandonati?

E’ per fortuna un fenomeno in regresso, anche se non esistono dati precisi nel merito. Ci sono associazioni  che danno dei dati che non stanno da nessuna parte. Gli unici dati di riferimento sono quelli del Ministero della Salute che li deduce dagli ingressi degli animali nei canili sanitari. Più animali abbandonati ci sono, più ingressi nei canili sanitari si verificano. Un fenomeno in regressione e tuttavia ancora non debellato. La particolarità di quest’anno è che è diminuito l’abbandono dei cani ma aumentato quello di piccoli animali: tartarughe, criceti, conigli, gatti. Piccoli animali da compagnia.

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Io vivo a Cabo Verde. Qualche giorno fa ho assistito  alla macellazione di un porco, avvenuta per strada. L’animale piangeva come un neonato. Avrei voluto intervenire, invece non ho mosso un dito. Lei, al mio posto, cosa avrebbe fatto?

Temo che se  Lei fosse andata a denunciare l’accaduto al posto di polizia, non ne avrebbero tenuto conto, come accadeva in Italia 20 anni fa. Quello che si può sempre fare è coinvolgere l’opinione pubblica, perché le istituzioni possono essere inadeguate, le leggi possono essere carenti, ma la sensibilità delle persone può crescere.

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Le regole in Europa invece sono chiare: minor sofferenza possibile per l’animale da macello. Presidente Rocchi, sono sufficienti questi paletti?

No. Sono assolutamente insufficienti ma quello che dovrà cambiare, secondo me, oltre alle regole e ai controlli, sono le abitudini alimentari e devo dire che stanno cambiando. Finché la gente non capirà che l’allevamento intensivo è incorreggibile, immodificabile, basato sul principio dello sfruttamento, il principio della macchina animale, ecco fino a quando la gente non capirà quanta crudeltà c’è in questo meccanismo, non si potranno fare reali passi in avanti.

Come si può dimostare di aver capito?

Riducendo o abolendo, meglio ancora,  i consumi alimentari di carne e di pesce. Perché non pensiamo che i pesci stiano meglio. Negli allevamenti intensivi i pesci stanno malissimo e quando la gente mangia gli animali che hanno sofferto, mangia le loro scorie e la loro sofferenza, cosa che fa malissimo anche alle persone.

Più della metà delle famiglie italiane ha animali in casa. Queste famiglie dovrebbero diventare vegane o vegetariane?

Non c’è dubbio. Io ho scoperto gli animali tardi ma quando ho preso in casa la mia prima gattina ho pensato: me la mangerei questa creatura? Certo che no. E da quel momento sono stata prima vegetariana, ora sono vegana. Mangiare animali diventa una contraddizione in termini. Chi ha avuto, allevato, amato un coniglio non mangerà mai più un coniglio. Se le persone avessero più dimestichezza con gli animali, non staremmo qui a parlare del problema. Più conosci gli animali meno li mangi.

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Presidente, cosa pensa di chi usa la scusa delle associazioni per truffare il prossimo?

Queste finte associazioni fanno danni, anche economici, alle associazioni serie e agli animali. Ci sono accanto a queste anche associazioni che fanno danno dicendo stupidaggini. C’è un sito che si chiama Butac, “Bufale un tanto al chilo”, è un sito di utile consultazione. Su questo sito si trovano tutte le false informazioni. Un modo per smascherare i truffatori che rimediano qualche soldino sulla pelle degli animali.

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Eliminare i truffatori dalla faccia della terra è il sogno di molti. Il Suo qual è?

l mio sogno, paradossalmente, è che in futuro non ci sia più bisogno di associazioni animaliste. Se le Istituzioni facessero  quello che la legge impone e il senso comune impone, noi non avremmo bisogno di associazioni. Lavorerebbero meglio le Asl, i  Comuni, i cittadini sarebbero più educati e non abbandonerebbero gli animali. Un sogno che, ahimè ,  vedo molto lontano. Ma lavoriamo per questo.

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