Pubblicato in: Le mie giornate a Cabo Verde

45 ANNI ARRIVATI…A MIA INSAPUTA

Chi avrebbe mai detto che sarei finita a vivere a Cabo Verde, a due passi dall’Africa. Io che odiavo il vento perché mi rovinava la piega. Io drogata di lavoro.
E invece è proprio così. Ed è grazie a questo luogo, ricco di semplicità, che sono riuscita a dare un calcio allo stress.


Ogni tanto penso a tutto ciò che ho prodotto nel mio Paese, a quanto ho corso, a quanto ho sudato per ottenere i miei piccoli risultati.
Sono partita dalle radio piemontesi. Prendevo il treno regionale per raggiungerle, quello che va come una lumaca: sai quando parti, non sai quando e se arriverai a destinazione. Tanti chilometri, tanto impegno, pochi, pochissimi soldi.
Poi, un giorno, ho fatto la valigia e sono andata a vivere a Roma, dove ho iniziato a scrivere piccoli articoli per piccoli quotidiani locali, in cambio di altrettanti piccoli compensi. L’emozione nel vederli pubblicati valeva più di un sostanzioso assegno.
La Capitale, ai tempi, offriva molte opportunità. Era facile incontrare Bruno Vespa al bar, mentre si faceva colazione, o altri personaggi dello spettacolo. Io però ero giovane e timida. Non li ho mai avvicinati, neanche per un saluto. Forse avrebbero potuto darmi consigli preziosi, o forse no. Non lo saprò mai. Ciò che è certo è che ho puntato sulle mie forze e su quelle di chi ha fatto squadra con me: i miei grandi amici, Riccardo e Melissa, entrambi fotografi, oggi meritatamente affermati.
E così, passo dopo passo, sono arrivata all’Alta Moda. Ho preso parte a tante di quelle sfilate. Ho conosciuto i nostri più grandi stilisti, le modelle, ho persino un abito d’Alta Moda in armadio, indossato dalla Top Model Pat Cleveland, durante la sfilata a Piazza di Spagna. Me lo ha regalato colui che l’ha creato, Camillo Bona, stilista che veste con raffinatezza donne come Amal, moglie di George Clooney. Camillo è una bella persona, che si è fatta da sola. E’ grazie a lui che ho conosciuto l’attrice Maria Rosaria Omaggio. Donna straordinaria. E’ grazie a entrambi se ho imparato a fare l’addetto stampa e ho potuto coltivare due mie grandi passioni: la moda e il cinema.
Dopo qualche anno, il ritorno a Torino, per la nascita del mio primo nipote, Enrico. Stare lontani dalla famiglia fa soffrire ed io ero stanca di gioire a metà. Volevo tornare a godermi gli affetti. Ne avevo bisogno. Anche se sapevo che stavo lasciando una strada che mi avrebbe portata lontano.
Ho messo tutto in valigia: sacrifici, esperienza, emozioni. E ho portato il bagaglio a casa, dove da subito mi sono sentita pronta a intraprendere la strada della tv.
Per mesi ho bussato alle porte delle emittenti. Per mesi ho passato il resto delle giornate al telefono, per fissare incontri. Mai mi sono persa d’animo. E sono stata premiata.
Sono entrata a testa bassa nel mondo televisivo, mondo che avevo sempre sognato, mondo che mi ha dato tanto. Quante dirette, quante trasmissioni, quanti servizi di cronaca, quante maratone elettorali. Amavo relazionarmi con i politici, con i personaggi, gli scrittori, gli artisti, la gente comune. Chi mi conosce sa che non ho mai detto no a un’intervista. Ho sempre dato voce a tutti. Molte di queste persone, famose e non, hanno contribuito a rendermi quella che sono, nel bene e nel male. Le vedevo quasi tutti i giorni ed erano diventate praticamente di famiglia, così come la tv era diventata la mia casa. Una casa spettacolare.
Ho fatto la gavetta, senza mai lamentarmi, senza mai soffrire nel vedere chi arrivava dove avrei voluto arrivare io, magari perché portava la borsa alla persona giusta al momento giusto, perché sapeva proporsi meglio di me o semplicemente, valeva più della sottoscritta. Non soffrivo perché ero soddisfatta. Ero felice di fare quello che facevo, di lavorare tra Torino e Milano, di organizzare e condurre una trasmissione dietro l’altra, senza mai fermarmi, senza mai staccare la spina, incoraggiata dai direttori che si sono succeduti nel tempo: Sergio Rogna Manassero, Sergio Luciano, Raffaele Besso e Fabio Ravezzani. Persone speciali.
Quando però, per colpa della crisi, anche in tv le cose sono iniziate a cambiare, quando ho visto molti colleghi perdere il posto di lavoro, quando ho capito che la quantità avrebbe sostituito la qualità e che nulla sarebbe stato più come prima, ho iniziato a pensare al cambiamento. Il mio posto di lavoro era garantito: avevo un contratto a tempo indeterminato da coordinatore di redazione. Non era quello a preoccuparmi. Mi preoccupava il futuro, che non riuscivo a vedere. E’ bastato poco a farmi capire che stavo rischiando di diventare schiava del sistema e che l’unica cosa da fare per non cadere nel tunnel, nel mio caso, era fuggire.
E così, sono finita a Cabo Verde, complice una vacanza che mi era rimasta nel cuore.
Per un po’ non ho fatto nulla, mi sono solo guardata attorno. Cosa che consiglio a tutti coloro che hanno intenzione di trasferirsi da queste parti. Poi ho iniziato a gestire una piccola lavanderia self-service, io che non avevo mai fatto una lavatrice in vita mia. Cosa volete che vi dica? E’ come quelli che ripetono all’infinito che pur di venire a vivere da queste parti, venderebbero gelati sulla spiaggia. Lo si fa per un po’, ci si ambienta, e poi si torna a fare ciò che si sa fare. E io sono tornata al giornalismo: ho scritto un libro, “Fuga dall’Italia”, ho creato un blog, “carmenvurchio.com”, collaboro con un sito, “Alganews”. E ho tanto tempo libero. Ho il tempo per godermi il sole, la spiaggia, l’oceano, per farmi accarezzare dal vento, fregandomene dell’acconciatura. Ho tempo per osservare, leggere, scrivere, raccontare. Ho tempo da dedicare a Max, mio compagno da sette anni, e al suo bambino Mattia, che ha quasi undici anni e vive con noi da quando ne aveva otto, dopo la prematura scomparsa della sua mamma, colpita dal male del secolo. Ho tempo per i miei due cuccioli pelosi, Giasone e Medea e per le mie care amiche.
Come ho vissuto il cambiamento? Con la serenità che ti regala il luogo. Sono in un posto dove c’è il sole tutto l’anno, dove la gente è cordiale, c’è poca burocrazia, le tasse sono basse, la vita costa il giusto, c’è poca microcriminalità, una buona istruzione, riconosciuta a livello europeo, un ospedale e due cliniche private (anche se sulla sanità sarebbe il caso d’investire molto di più). Vivo in un posto senza traffico, semafori, vigili, caselli. Un posto che, come dico spesso, ti fa tirare il freno a mano e passare la voglia di rimettere il piede sull’acceleratore.
Vivo a Sal, una delle dieci isole dell’arcipelago di Cabo Verde, dove il No Stress regna sovrano. E’ questo posto, lontano seimila chilometri dalla mia bella e maltrattata Italia, ad avermi aiutata a scendere dai tacchi a spillo, per indossare un comodo paio d’infradito. Ed è qui che ho festeggiato, con gioia, i miei primi 45 anni, anche se sono arrivati, come direbbe qualcuno, a mia insaputa.

Autore:

Scrivo ciò che penso e se non la pensi come me...discutiamone :-)

3 pensieri riguardo “45 ANNI ARRIVATI…A MIA INSAPUTA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...